Tiger Woods e la carica delle maglie Rosse

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Tiger Woods e la carica delle maglie Rosse

Nell’ultima giornata di gara del WGC-Workday Championship in Florida è andato in scena uno spettacolo unico. Ma questa volta non parlo solamente del gioco ma di qualcosa che va oltre. Mentre si gioca il torneo Tiger Woods è in ospedale ed è alle prese con il suo “ultimo giro” forse il più difficile di sempre, quello che potrebbe mettere fine alla sua carriera sportiva. In seguito ad un tragico incidente stradale il campione statunitense ha riportato svariate fratture ma quella a preoccupare di più è la situazione della sua gamba destra che è stata rimessa insieme con placche e viti. Ma Tiger ha comunque vinto al WGC-Workday Championship anche senza essere in campo. Sì, infatti tutti i giocatori sono scesi in campo indossando l’iconica divisa composta da maglia rossa e pantalone nero che Tiger veste sempre nell’ultimo giro di ogni torneo. Una tradizione, per “the big Cat”, nata molti anni fa quando ancora era dilettante. La maglia rossa venne scelta per intimorire gli avversari, così confidò in una intervista, come se non bastassero le sue qualità tecniche. Un tributo, perciò che tutti i giocatori hanno voluto rendere ad un grandissimo campione e ad una vera icona sportiva che, con le sue vittorie e con il suo carisma ha saputo divenire ambasciatore del golf nel mondo facendo avvicinare tantissimi bambini a questo sport. Proprio come Collin Morikawa, vincitore del Workday Championship, immagino la sua doppia emozione vincere prima dei 25 anni un torneo del WGC e farlo indossando la maglia di quello che ha detto essere il suo idolo sin da quando era piccolo. A Tiger e a suo nonno, morto da poco, ecco a chi ha dedicato la vittoria ribadendo l’importanza di avere dei modelli da perseguire per raggiungere grandi risultati, aggiungo io, sia nella vita come nello sport. Tiger Woods e la sua maglia rossa sono l’immagine dello sportivo che non si arrende mai, ma anche dell’uomo che si sa rialzare dopo essere caduto. Cadere da numero 1 al mondo è rumoroso, il botto quando si arriva per terra è deflagrante e può essere definitivo. Lo scandalo sessuale lo avrebbe potuto annientare, ma lui lentamente si è rimesso in piedi, ha avuto il coraggio di chiedere scusa per i suoi errori, ed è ripartito e nonostante 5 operazioni alla schiena, che avrebbero abbattuto chiunque, nel 2018 è tornato a vincere un Master. Vi vorrei ora raccontare un’altra storia che ci può far capire che esistono uomini fatti di un’altra pasta, quella di un certo Ben Hogan che mentre viaggiava in macchina venne travolto da un camion e lui per proteggere la moglie dall’impatto la coprì con il suo corpo rimediando varie fratture al bacino e alle gambe. Per mesi ebbe difficoltà anche solo a camminare. Ma lui da vero campione, non mollò, tornò e vinse uno Us Open tirando un memorabile ferro 1 alla 18 del Marion golf club nel 1950. Allora, voglio sperare e augurare all’uomo dalla maglia rossa di stupirci anche questa volta, io lo aspetto sui greens, senza Tiger in campo verrebbe a mancare l’essenza stessa del golf.