Ieri sera abbiamo assistito ad un evento sportivo che ha dell’incredibile, Phil Mickelson diventa il più anziano giocatore a vincere un Major. Questo “vecchietto” di 50 anni che sembrava pronto alla pensione è stato in grado di mettere in riga ragazzoni giovani e forti, in quale altro sport sarebbe potuto succedere? Pensate ad un incontro di tennis tra una vecchia gloria e un giocatore giovane, non ci sarebbe partita. Invece sul campo da golf tutto è possibile, anche i muscoli di Koepca o Dechambeau non possano nulla contro la classe e la volontà di un giocatore che sembrava pronto alla pensione. Questo è quello che rende questo sport unico, misterioso nei suoi equilibri e per questo affascinante. Oggi più che parlarvi di quello che è successo in campo, vorrei parlarvi del lavoro che ha fatto Mickelson per raggiungere tale vittoria. “Il vero campo in cui si gioca la partita di golf non è più grande di 20 centimetri, lo spazio che distanzia le orecchie”. Così diceva Bobby Jones facendoci capire che nel golf la tranquillità mentale è una componente fondamentale per riuscire a trovare il giusto ritmo in campo e Phil ha detto di aver lavorato molto per migliorare questo aspetto, aveva problemi con il mantenere la concentrazione allora ha scoperto la meditazione che pratica con regolarità e poi ha cambiato caddy, chiamando vicino a se, suo fratello che lo ha aiutato nei momenti di massima tenzione a rimanere concentrato, esortandolo a tenere la sua mente sempre sintonizzata nel presente facendo attenzione a giocare “un colpo alla volta”. Un consiglio che darei anche a molti dei miei allievi che affrontano, per quello che riguarda l’aspetto mentale, in maniera negativa le 18 buche. Alcuni di loro, infatti, vivono solo nel passato, pensando costantemente al colpo che hanno sbagliato alla buca precedente, altri nel futuro, temendo, prima ancora di eseguirlo, di sbagliare il colpo che dovranno fare alla buca seguente. Atteggiamenti deleteri che non permettono al giocatore di dare la giusta importanza al colpo più importante, ovverosia quello che sta per giocare. Phil soffriva proprio di questo, di problemi di concentrazione e ha confidato, proprio per migliorare questo aspetto, di aver giocato in allenamento anche 54 buche al giorno. Mickelson ci ha dimostrato con questa vittoria che il giocatore vincente è il risultato di un connubio tra tecnica, determinazione, volontà e carattere tutto quello che da, forma e sostanza ad un uomo. Ecco cosa abbiamo visto ieri in campo un uomo, che ha superato i suoi limiti anagrafici e ci ha dimostrato cosa può fare la forza di volontà.
Grazie Lefty