Eccoci arrivati alla terza giornata del The Players, al “moving day” il giorno in cui la classifica comincia a prende forma e soprattutto inizia l’otto volante dei giocatori, quelli salgono in classifica candidandosi alla vittoria e quelli invece che scendono condannandosi ad una posizione medio bassa. Chi sale e parte decisamente all’attacco è Justin Thomas che, dopo due tranquilli giri in 71, mette il turbo e comincia ad andare a cercare le aste attaccando la sua palla alla buca in svariate occasioni. Il suo colpo migliore è il ferro 5 tirato come secondo colpo al par 5 della 16 che si fermerà ad un palmo dalla buca e gli consentirà di scrivere sullo score un eagle. In un accesso di adrenalina rischierà qualcosa di troppo alla buca 18 quando stringerà, con un draw molto accentuato, il suo tee-shoot che si andrà a fermerà vicinissimo all’acqua, ma con un secondo colpo perfetto porterà la palla vicinissimo alla bandiera per un birdie che gli varrà un giro in 64 e la terza posizione. A parimerito con Thomas troviamo Doug Ghim un giocatore americano di origini cinese che ha alle sue spalle una storia di golf che fa bene a questo sport e a chi lo reputa esclusivamente per ricchi. Lui, da dilettante, non è mai stato socio in un circolo del golf, ha sempre giocato sui campi pubblici, il suo primo set di ferri lo ha acquistato usato su Ebay e fino a 16 anni non ha mai aperto una scatolina contenente palle nuove, ha sempre giocato solo ed esclusivamente con palle usate, e oggi gioca il the Player con un invito conquistato grazie ad un 5 posto all’American Express. Sul tee della 16 è a -11, in testa a parimerito con 36 buche portate a casa senza fare un solo bogey, ma questa statistica è destinata a venire infranta proprio alla 16, un par 5 raggiungibile in 2 che lui chiuderà in 6. Nonostante il bogey, che comunque rimarrà l’unico delle 54 buche, porterà comunque a casa un giro in 68 che gli consente di rimanere a 3 colpi da leader. Abbiamo visto chi sale ora andiamo a vedere chi scende. Sicuramente Matthew Fitzpatrick è quello che ha perso di più, partito in testa, si ritrova ora in 8 posizione con un 72 di terza giornata. Il suo gioco ha perso di fluidità, la sua palla ha iniziato a girare a sinistra troppo spesso, costringendolo spesso a colpi di recupero impossibili. Alla buca 4 spedisce un drive fuori linea nel bosco di sinistra e da lì, cerca comunque il green finendo in acqua. La sua palla si bagnerà altre 2 volte prima della fine del giro. Parimerito con Fitzpatrick troviamo Gracia che non riesce a scrollarsi di dosso l’insicurezza dimostrata sui greens e nonostante il gran gioco dal tee e dal faraway conclude con un deludente 71. Dechambeau nonostante i suoi drive “atomici” non è in gran giornata i suoi ferri partono spesso in “pull” e manca alcuni green da corta distanza. Però, da campione quale è ci “mette una pezza” con dei grandi colpi di recupero da bordo green e molti putt imbucati. Ma veniamo al gigante della giornata l’Inglese Westwood che con un giro semplice e pulito fa sembrare il golf un gioco da ragazzi. Piazza sempre il drive nel posto giusto, ha una percentuale di 83% di green presi con i colpi regolamentari, che a Sawgrass è tantissimo. Unica pecca, se si cerca la perfezione, è il putt che nelle prime 9 non funziona a dovere, ha infatti delle buone occasioni da corta distanza che non riesce a concretizzare però dimentichiamo tutto quando arriviamo sul green della 17. Allora per chi non lo sa dico che la buca 17 dello Stadium Corse di Sawgrass è il par 3, di soli 130 metri, eletta come la più difficile di tutto il Pga tour. Il motivo? Non c’è il fairway, sì, c’è solo il tee e il green il resto è acqua e, che green! Duro, con pendenze maligne che fanno muovere anche le palle che sembrano ferme, facendole spesso rotolare fino in acqua. Westwood con calma serafica affronta questa buca come se si stesse giocando una birra con gli amici al pitch e putt vicino casa e non la leaderschip al The Player. Tira un 52° che, proprio a causa del green durissimo non si ferma e schizza in avanti finendo lungo all’asta. Ha un putt da 6 metri in discesa è come puttare su di una lastra di ghiaccio, basta sbagliare di poco l’intensità con la quale muovere il bastone per non riuscire a fermare la palla nei pressi della buca. Portare a casa il par da quella posizione è la cosa migliore che si può fare, penso io. Ma lui è Lee Westwood e mentre io seduto sul divano mi agito pensando di dover tirare quel putt, lui rimane freddo, concentrato e spacca la buca a metà mettendo due colpi tra lui e Dechambeau. Oggi andrà in scena la rivincita della scorsa settimana all’Arnold Plamer Invitational allora vinse, anche se di misura, DeChambeau oggi cosa succederà? Potenza contro esperienza, chi avrà la meglio?
La saga continua.